Capitolo 56

Un corteggiatore inopportuno

 

- Come sempre, Liz...-

- Sicura? Sembri diversa...-

- Diversa?-

le fece eco Vee incamminandosi verso la sua stanza.

Teneva il cellulare in una mano e con l'altra frugava nello zaino sospeso alla ricerca delle chiavi della sua stanza.

Erano le undici passate e sapeva che gli altri erano già a cena in qualche ristorante carino o a qualche ricevimento.

Meglio così.

Si sarebbe fatta una doccia e sarebbe scesa giù al bar, a prendere qualcosa di caldo da bere in santa pace in camera sua.

Aveva parlato con Gerard quel pomeriggio..e ora sapeva che lui non era più sotto il suo stesso tetto...

Era già in viaggio con quella..donna.

Eppure sapeva che lui l'amava..ne aveva la certezza...vederlo così triste...e scoprire che era solo per lei, solo perchè temeva un confronto con David, il suo David...

Gerard non meritava questo.

E lei lo aveva rassicurato...

Si, lo aveva rassicurato che non c'era nessun altro...

Nessuno da temere...

Nessuno.

Non David, per cui provava un sentimento forte a cui però non sapeva più dare nome, nè...

William.

Gerard non avrebbe dovuto temere nulla.

Nè il passato ne il presente.

 

....Solo noi...io e te...

 

e guardandosi allo specchio, prima di andare in scena..si era chiesta...

 

Chi stava rassicurando, in quel momento?

Lui...o sè stessa?

 

E se un giorno Gerard non avesse voluto più sentirsi così per causa sua?

Se amarla fosse diventato troppo pesante per lui, un giorno?

Se davvero l'avesse lasciata come quella donna l'aveva minacciata?

 

Cancellò quelle incertezze non appena entrata in scena.

Loro, il pubblico, non erano interessati ai suoi pensieri...volevano Christine, la sua storia, la sua voce, il suo dramma...

E avrebbero avuto tutto.

 

Ma la vera Vee..no, quella non l'avrebbe vista mai nessuno.

La stessa Vee che la notte prima aveva donato sè stessa all'uomo che l'aveva risvegliata dall'ombra di una vita dedicata solo agli altri e mai a sè stessa...

La stessa che l'aveva stretto a sè quando lui le aveva mostrato la sua gelosia e i suoi limiti...

La stessa che lo aveva visto partire da sè troppe volte, lasciandogli ogni volta un pezzetto di cuore...

Quella Vee non l'avrebbe vista nessuno.

 

****

 

- Davvero? domani?-

Vee parve illuminarsi.

Aveva ricevuto una bella notizia.

La voce alla cornetta sembrava molto soddisfatta di sentirla reagire così allegra, finalmente.

Le ci voleva davvero una buona notizia dopo quasi un mese lontano da casa.

Quanto le mancava, la sua piccola Vee...

La casa sembrava vuota senza di lei...e senza più Leda con lei, la sera...sembrava un deserto.

- Martyne ha detto al dottore di aspettare il tuo ritorno per toglierle le bende, pensa...quella peste si trascinerebbe come una mummia per aspettarti-

- Mimì è sempre stata così...- concluse la ragazza, riuscendo finalmente a trovare le due chiavi della sua stanza.

Esitò, prima di entrare in camera.

- Eliza...lui come sta?-

- Di chi parli, Vee?-

- Di...- esitò, mordendosi il labbro, - di Bill-

Vee posò lo zainetto a terra nel rendersi conto del silenzio gelido che era caduto tra lei e la sua interlocutrice.

- Non devi pensare a lui...quella sta come deve stare!-

Sbottò la voce alla cornetta, irritata nella sua freddezza.

" Liz..."

La ragazza girò la chiave nella fessura, senza ancora aprire la porta.

- Liz...io devo..parlare con lui..-

- NO! - aveva urlato la ragazza al cellulare, assordandola.

- Sai benissimo cosa ti ha fatto, e cosa hai passato per colpa sua...devi stargli lontana, e lui pure, non deve provare ad avvicinarsi a te!-

- Ma io- aprì la porta ritrovandosi investita da un prorompente profumo di fiori, intenso e fresco.

" Ma che?"

Non era così che aveva lasciato la sua stanza e mai i regali dei suoi ammiratori l'avevano accolta in maniera così pronunciata nella sua camera.

- Liz, ti richiamo dopo...- e aspettando solo un saluto mormorato, varcò la porta, ritrovandosi circondata da fiori, orchidee, gigli e almeno un centinaio di rose rosse sparse per tutta la prima stanza, senza per fortuna raggiungere la stanza da letto.

Posò i suoi effetti personali guardandosi attorno con stupore, le labbra dischiuse in un misto di sorpresa e sconcerto.

Chi poteva essere stato?

Sapeva chi aveva dato il permesso per portare quell'omaggio nella sua stanza: Chris, come sempre...

Ma chi aveva potuto pensare di regalarle così tanti fiori?

Analizzando quelle piante, si rese subito conto che molte non erano di stagione...erano costati parecchio.

Chi aveva potuto sprecare così tanto denaro per lei?

Analizzò i vasi e i bouchet...erano tutti uguali.

Una sola persona.

Uscì presto dalla stanza, scendendo e incrociando Chris stessa che saliva per raggiungerla.

- Vee! che ci fai qui?-

- Chi è stato?-

- Cosa?-

- I fiori-

Chris battè il pugno contro il palmo dell'altra mano e le sorrise raggiante.

- Te li ha mandati l'inquilino della stanza 206...quello con cui hai ballato ieri-

Vee credette di cadere a terra.

La stanza 206...era quella di Gerard...

Che fosse ancora lì?

Perchè non le aveva detto nulla?

" Non è possibile..."

Iniziò ad incamminarsi verso quella stanza, scendendo ancora pochi gradini.

- Vee...poi mi fai provare la collana che ti ho dato oggi? é troppo bella!-

- E' in camera mia, Chris...fai con comodo- le disse frettolosa, aumentando la propria andatura mentre si avvicinava a quella stanza visitata solo poche ore prima.

Gerard era lì...le aveva mandato dei fiori..

Si fermò.

Non poteva essere...

Gerard non era il tipo da mandarle tutti quei fiori e poi farlo sapere a tutti...

E tutti quelli..così tanti...chissà quanto erano costati...

Gerard sapeva che le bastava poco per essere felice.

Non aveva mai preteso regali così vistosi...

 

Era di fronte alla porta ed indugiò un momento, prima di bussare.

Nessuno rispose.

" Gerard?"

Bussò ancora e dopo un secondo si ritrovò un uomo in piedi davanti a lei, con indosso dei pantaloni blu eleganti, il torso nudo ed un asciugamano sulle spalle.

Sorrideva un poco sorpreso ma per niente scomposto, i capelli umidi e pronto ad entrare sotto la doccia.

Il suo sguardo, quei chiari occhi azzurri, sembravano irriderla ed accoglierla, sfidandola.

Vee rimase di sasso, arretrando di un passo.

 

- Signora Miller! Che gradita sorpresa-

 

*****

 

- Gerry...che hai?-

L'attore parve cadere dalle nuvole.

Lanciò uno sguardo alla sua interlocutrice e abbozzò un sorriso di circostanza.

- Sono solo stanco...-

- Non è vero, Gerry...è qualcos'altro, ne sono certa- la donna scosse il capo, carezzandogli la guancia ispida, e ritirando la mano poco dopo,

 -..pensi alla tua ragazza, vero?-

chiese Linda senza guardarlo negli occhi.

Sapeva già che era così.

Gerard ammise che era così.

- Lilì...la mia Vee è vedova...-

- L'ho saputo...- ribattè lei, accendendosi una sigaretta.

Ormai erano in volo da circa trenta minuti.

Sarebbero arrivati presto a Glasgow: solo un'altra ora di viaggio, più o meno.

- E anche se lei dice che...- si interrupe un attimo, non trovando le parole giuste per esprimere quel concetto tanto chiaro al suo animo.

- ..che va tutto bene,- corrugò la fronte, gli occhi due fessure sottili e sinceramente offese dal suo ragionamento,

- ogni volta che parto..-

serrò il pugno, rimproverandosi di essere uno stupido per ogni parola detta fino a quel momento, per la gelosia bruciante ed inutile che provava, ma senza smettere di sfogarsi con la sua collega, con cui credeva comunque di avere un rapporto abbastanza intimo per poterle parlare di certi argomenti e pretendere una risposta sincera.

- Mi sembra di lasciarla con un altro, ecco-

Linda inarcò il sopracciglio, constatando con celata soddisfazione che in effetti...questa volta Gerry aveva davvero lasciato quella ragazza con un altro.

Un altro alto, ricco e affascinante, ben diverso dal fantasma che Gerry le aveva confessato di temere.

- E' tutto più grande di me, non credi? Se mia madre mi vedesse adesso, consumerebbe le sue mani a forza di schiaffi!-

Linda ne rise con lui, di un riso amaro che non dava sollievo.

Era lieta...lieta che stare con quella ragazzina fosse difficile.

Che quella donna fosse difficile da amare, ma nello stesso tempo soffriva per quell'uomo...non sapeva come rispondere a quel dubbio che di certo era lacerante per il suo collega.

- So che ti sembrerà...inaccettabile, adesso..ma non credi che magari lei abbia davvero un altro?- buttò lì, cercando il suo sguardo chiaro.

Gerard si voltò rapidamente verso la donna, guardandola stupito, ma subito rabbuiato e deluso.

Linda non poteva capire.

- Cioè...non vi siete visti per sei mesi, l'hai frequentata per pochissimo tempo. Che ne sai se nel frattempo...- fece una pausa eloquente prima di proseguire, - dopotutto è una donna-

- Tu non la conosci- l'attore ribattè in un sibilo, senza più parlarle.

Rpensò alla notte passata, passata insieme...

Lui era stato il primo per lei; se ne era subito reso conto...e ne aveva anche provato orgoglio, soddisfazione miste ad un imbarazzo indefinito.

Vee aveva scoperto l'amore tra le sue braccia, e lui, esperto, l'aveva guidata per mano in ogni momento, assaporando quella delicatezza che non ricordava di aver mai avvertito sulla sua pelle, voce vera di ciò che aveva considerato amore fino a quel momento.

Linda però proseguì, decisa ad andare fino in fondo col suo ragionamento.

Era sempre stata così, nessuno le avrebbe fatto mai cambiare idea, una volta convinta.

- Che ne sai che anche adesso non-

- Linda, ne ho abbastanza. Ora basta- quasi le ordinò Gerard, gli occhi quasi la minacciavano di terribile vendetta, e lei tacque, dispiaciuta ed indispettita.

L'aveva fatto arrabbiare.

Non le avrebbe parlato più per tutto il volo.

E anche una volta giunto in albergo, si sarebbe rinchiuso nella sua stanza, sfuggendo lo sguardo malizioso del suo manager e la preoccupazione di Amanda.

La donna sospirò, portandosi una ciocca di capelli dietro l'orecchio e avvertendo la nicotina appena assunta attraverso i suoi polmoni opprimerle la mente e renderla più lucida allo stesso tempo.

Perchè quella vedova riusciva a renderle la vita impossibile anche quando non era presente?

 

******

 

- Lei..?-

Vee non riuscì a spiccicare altre parole o pensieri, tutto un brusio confuso nella sua mente era diventato silenzio a quella visione.

Non era Gerard.

" ...quello con cui ho ballato ieri...come ho fatto a non pensarci?! Stupida! Stupida!"

Non aveva ballato solo con Gerard, la sera prima...e anche se rivedere l'attore le aveva fatto dimenticare tutto, come aveva fatto a scordare un individuo come quello?

Provò un brivido gelido percorrerle la schiena, il desiderio di andare via presto, non vederlo più.

 

- E' un piacere vederla-

Vee però lo fissava ancora scioccata.

Ma non era tanto interessata al suo fisico snello ma ben formato, ai muscoli tonici e all'aria spavalda con cui li metteva in mostra.

No...

" Che"

- Che ci fa lei qui?- fu titubante, indietreggiando quando lo vide avanzare.

Quella era la stanza di Gerard: che ci faceva lui lì?

Vincent la invitò ad entrare, togliendosi l'asciugamano dalle spalle e porgendole il palmo della mano, un vero galantuomo.

La ragazza rifiutò subito.

Meglio andare via.

Meno aveva a che fare con quell'uomo spregevole, meglio era.

Se fosse rimasta ancora, tutte quelle sensazioni gradevoli che quel luogo le aveva donato sarebbero andate perdute, assorbite dal disgusto, dal sottile disprezzo che provava a pelle per quell'uomo appartenente alla novella società inglese.

- Mi dispiace averla disturbata, signore...buonasera- e si congedò, muovendo i primi passi verso la sua stanza, centimetri in meno da percorrere per raggiungere quello che era stato il suo rifugio, il suo nido, il luogo che aveva visto l'unione dei due amanti.

Non sarebbe tornata più a bussare a quella porta, neanche sotto tortura.

Aveva sbagliato; avrebbe ammesso il suo errore e messo l'animo in pace.

Dopotutto Gerard sarebbe tornato presto..solo due settimane ancora e sarebbero stati insieme nuovamente.

 

- Mia cara signora Miller, ancora non mi ha detto se le sono piaciuti i fiori...-

 

- Li ha mandati lei?- chiese Vee voltandosi appena su sè stessa, in qualche modo stupita ma non particolarmente.

Lo guardò a distanza e lo vide avvicinarsi con sicurezza, senza mai staccarle gli occhi di dosso.

- A-ah. Si, signora. Spero abbia gradito il mio omaggio-

- Quei fiori...le saranno costati molto...- considerò Vee, ricordando il profumo intenso che l'aveva travolta. Aveva sempre avuto tanti fiori in camera, ma sempre provenienti da diversi ammiratori, mai uno solo per quella moltitudine.

- E ancora non sono all'altezza della sua bellezza-

E le prese la mano portandosela vicino alle labbra, al che lei se ne riapropriò repentinamente, con espressione duramente calcolata, cercando di occultare la voglia buciante di prenderlo a schiaffi.

" Che razza di..!!!Uhhh..."

- La prego, d'ora in avanti, di serbare le sue attenzioni a chi è davvero interessato-

- Lei non lo è, signora?-

Le sorrise sornione, una eccessiva sicurezza increspava di ironia le sue labbra rosate.

 

- No, signor Connelly. Non lo sono-

Vee fu diretta e concisa.

Non aveva voglia di rimanere ancora in sua compagnia...non aveva voglia di vederlo ne di ascoltarlo.

Quell'arrogante..

Ancora tremava di rabbia al ricordare come si fosse vantato delle sue conquiste, del suo potere.

Con quanta ironia aveva distrutto l'immagine di una donna con poche parole.

Nessuna donna, nemmeno quella...Linda meritava un trattamento del genere.

- Le auguro buona serata- disse infine, tentando di congedarsi nuovamente con naturale gelo e diffidenza.

- Signora Vianne, lei mi ferisce..-

- Lei...può essere ferito, signor Connelly? Mi stupisce...- sibilò lei, fissandolo gelida come non aveva fatto e come non era riuscita a fare prima.

Vincent parve in difficoltà, ma quella velata insicurezza svanì cosi come era apparsa sul suo volto: inghiottita dall'ennesimo sorriso.

- Io volevo solo dimostrarle la mia ammirazione e il mio interesse per lei-

- Mi dispiace deluderla, ma non è con fiori o regali che riuscirà a farmi cambiare la mia opinione su di lei-

Lui sogghignò, portandosi a meno di un passo di distanza da Vee, che non ebbe il tempo di muoversi.

Sussurrò la domanda direttamente nel suo orecchio.

- E che opinione ha di me, mia bella signora?-

Vee si impuntò, arrestandosi e rimanendo stabile piuttosto che cedere o spingerlo indietro.

L'odore del suo dopobarba era gradevole ma forte, opprimente...diverso da quello virile ma non soffocante di Gerard.

- Lei...- esordì, scuotendo il capo, - é come una rosa-

- Grazie- fece eco lui, interrompendola con sguardo adulatore.

Riconosceva il suo fascino..buon segno...

- Ma- proseguì Vee, lo sguardo ancor più sottile ed affilato di prima,- non ho bisogno di pungermi per rendermi conto che ha le spine...-

- Le donne sono attratte dalle rose, mia cara signora...- le prese la mano ancora una volta, e lei non riuscì a liberarsi.

Era forte.

- Ha ragione, signor Connelly...anche mio marito me le regalava, ogni tanto- sussurrò Vee, gli occhi dritti in quelli di lui, sembravano minacciarlo.

Lui abbandonò rapidamente la presa, gli occhi finalmente smarriti ma non confusi come lei avrebbe desiderato.

- La ringrazio per il suo omaggio, signor Connelly...è stato molto gentile da parte sua, ma le sarò ancora più grata se questo sarà l'ultimo-

Vee ritornò in sè stessa, acquistando maggior sicurezza, e finalmente lo salutò per un'ultima volta, ritornando in camera sua con celata soddisfazione.

Avere l'ultima parola con quell'uomo le donava uno strano senso di trionfo che la esaltava.

 

La vide andare via, la gonna scura sfiorare il suolo e le curve sode e gentili nascoste dal lupetto nero che indossava.

Era provocante senza rendersene conto, si era ritrovato a pensare lui, e vedendola alontanarsi, trattenne uno sospiro.

" E' una dura...quanto mi piace, cara Vianne"

Rientrò in camera sua con un'espressione soddisfatta sul volto.

Prese il cellulare e telefono al suo assistente, nonostante fossero le undici di sera passate.

- Pronto, Robert? Si..si, le sono piaciuti...te l'ho detto, la signora di Londra mi cadrà ai piedi, è questione di tempo- ammiccò al telefono mentre apriva i rubinetti della vasca.

Aveva cambiato idea: non più una doccia, ma un bel bagno...un idromassaggio...

- Ah, Robert: per domani pomeriggio voglio altre cento rose..si, solo rose...la signora le apprezzerà, ne sono certo-rise brevemente, la voce accesa di autoironia.

Chiuse la comunicazione, spogliandosi velocemente ed immergendosi nella vasca, sigaretta alle labbra e gli occhi chiusi, rilassandosi sotto l'effetto dei sali da bagno da lui scelti e pregustando il momento in cui sarebbe stato lui ad avere l'ultima parola sulla signora di Londra.

  

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