Capitolo 45

                                                    La nostra signora

- Sarà aperta a tutti i clienti dell'albergo, come ha voluto lei, signore-
Andrew annuì soddisfatto, stringendo la mano al suo assistente e invitandolo a supervisionare il resto in attesa della serata. Tutto doveva essere pronto per il ritorno di Vee in albergo.
- Perfetto, Smith...mi raccomando, nessuno a parte lo staff e i clienti dell'albergo...non deve essere difficile; è quasi tutto occupato da noi, o sbaglio?-
- Si, signore..solo un paio di stanze sono state prenotate giusto ieri sera da due attori che arriveranno questo pomeriggio-
- Sappiamo chi sono?- chiese lui, proccupato.
Non voleva problemi.
Taylor Smith cercò i nomi dei due su un foglio bianco un poco stropicciato.
Andrew sorrise compiaciuto.
- Lo conosco ed è un amico...se lei è con lui, allora considerala invitata-
- Sarà fatto, signore...- e si allontanò, ritornando nella sala est dell' albergo dove si sarebbe tenuta la festa.
Il musicista lo seguì e rimase piacevolmente sorpreso dalla celerità dei preparativi.
Dopotutto aveva chiarito subito che avrebbe voluto qualcosa di semplice ed elegante, un modo per tirar sù di morale la sua giovane cantante...si era ripromesso di fare di tutto per lei...
Che cosa era mai una piccola festa?
Si avviò verso la sua stanza, desideroso di sapere come avesse preso davvero la notizia della festa e come si stesse organizzando.

****
Vee si aveva indossato un abito dorato, con una bella gonna aderente fino alle ginocchia e lunga fino alle caviglie, il corpetto stretto alla vita da fini lacci dello stesso colore.
Era un abito austero ed elegante, di una stoffa semplice e raffinata.
Venne accolto dalle ragazze con fischi e pollici versi.
- Ma ragazze...perchè continuate a fischiare?...è il decimo che indosso!- parlò in cinese, la sua voce quasi irriconoscibile in quell'idioma straniero.
- Vee, che possiamo farci se ogni abito che ti sei messa non ci piace?- e risero quasi in coro, nonostante la più adulta di loro le avesse dissuate.
- E' una questione seria, ragazze...- disse Nina, alzandosi dal divano dove era rimasta in silenzio e avvicinandosi al mucchio di abiti riversi sul letto, alcuni ancora plastificati.
- Cosa c'è di serio in una festa?- la riprese May, avvicinandosi anche essa e giocherellando con i nastri gialli dell'ultimo abito di cui Vee si era spogliata.
- Potresti metterti un paio di pantaloni e una felpa- consigliò Randy scherzosamente, iniziando a sciogliersi un poco i muscoli, stiracchiandosi leggermente.
Vee sbuffò, ricordandole che, anche se era una festa informale, il suo mecenate avrebbe preferito un abito elegante, in modo da non sfigurare.
Lo staff comprendeva anche i produttori degli altri suoi spettacoli, dopotutto...sarebbe stato un modo per presentare la ragazza ai suoi collaboratori prima del ballo in maschera dell'anniversario.
- Oppure uno dei costumi del tuo spettacolo..sono belli, eleganti...-
- E seguono la moda dell'ottocento, Sarah...la mascherata è il 31, non oggi...-
Vee si rassegnò all'idea che le sue amiche non le sarebbero state utili per consigliarle un abito adatto.
- Perchè non indossi questo?- chiese ad un certo punto May, prendendo in mano un piccolo fagotto bianco e spacchettandolo senza molta attenzione.
L'abito in tutta la sua lunghezza scivolo morbido sul letto, rilucendo nei suoi intarsi di pizzo e gemme.
La gonna sembrava fatta di aria per quanto era leggera e morbida.
E il candore di quella veste bianca sedusse le ragazze, che si avvicinarono, ammirandolo con un pizzico di riverenza ed invidia.
Nina rimproverò Vee di aver tenuto nascosto un abito come quello...avrebbe potuto indossarlo anche a tutti i ricevimenti, nessuno si sarebbe certo lamentato.
La ragazza lo prese e lo sovrappose al suo fisico, guardandosi allo specchio.
- Questo...pensavo di indossarlo al ballo in maschera...sarebbe bello...è il primo regalo che mi ha fatto-
May le fu accanto.
- Che ti ha fatto chi?-
Vee arrossì violentemente, e le altre risero maliziosamente.
Il suo ragazzo.
Quello di cui conoscevano il nome e il volto solo attraverso una foto custodita come un gioiello. Avevano dovuto rubarla dal suo album fotografico per poterla vedere.
Vee aveva negato loro il consenso più di una volta.
- Quando ci presenti questo...Gerald?- domandò Randy, eseguendo uno degli esercizi di contorsionismo più elementari.
- Si chiama Gerard! Gerard!- sbottò Vee, voltandosi verso l'amica, e confidò loro che lo avrebbe presentato loro durante il ballo in maschera. Prima non avrebbe potuto, perchè l'attore era impegnato sul set.

****

- Hai deciso per il vestito?-
Vee osservò la propria figura allo specchio.
Non era cambiata affatto, da allora.
Solo notava il pallore dovuto allo stress invaderle le guance e il volto.
" Mi piacerebbe indossarlo, ma..."
- Permesso?- una voce interruppe il corso dei suoi pensieri, facendo voltare velocemente lo sguardo verso la porta che conduceva all'ingresso.
Videro un uomo non molto alto, vestito semplicemente con un golf color latte e dei pantaloni verdi opaco. Vee lo riconobbe subito, ancora primad vederlo.
- Signore, è lei..si accomodi-
Vee cercò inutilmente di mettere in ordine sul letto, mentre le sorelle Chang, chi più chi meno, si riassettarono, alzandosi in piedi come sull'attenti.
Sir Andrew entrò, gettando uno sguardo attorno a sè...era tutto ordinato come al solito, a parte i vestiti sparsi sul divano e sul letto.
Subito la sua attenzione fu attratta dall'abito che Vee recava tra le mani.
- Ohh- espresse ammirato, ricordando come quell'abito fosse meravigliosamente perfetto su di lei.
- Hai deciso di indossare questo, piccola? Ne sarei molto lieto...davvero- e Vee non potè fare a meno di annuire come una sciocca e sorridergli forzatamente, chiamandosi stupida per non aver conservato quell'abito nel fondo della sua valigia...avrebbe voluto indossarlo solo per lui, incontrarlo con quell'abito che lui le aveva regalato.
Provò a reagire, avanzando per parlare, ma il compositore la bloccò involontariamente.
- Sono certo che quell'abito farebbe molto piacere sia a Patrick che a Gerard...noi tutti ne abbiamo un bel ricordo- e le sorrise amabile, prima di uscire dalla sua stanza e lasciarla senza parole.
Vee mugolò appena, maledicendosi per tutto il tempo per la sua mancanza di fermezza in quella situazione.
- Signore! Voglio utilizzare questo vestito solo per Gerard!-, gli avrebbe detto, inseguendolo fuori dalla porta.
Invece rimase stranita per un attimo, dopodichè posò l'abito sul letto e si sedette, sospirando.
- Stai bene, Vee?- domandò Nina, sedendole accanto e portandole dietro le spalle i lunghi capelli castani.
Non capiva perchè la sua amica avesse quell'aria così abbattuta.
- ...Benissimo...non si vede?...Ho anche un abito per stasera- sussurrò depressa, alzandosi poco dopo e affacciandosi alla finestra.
Distolse subito lo sguardo.
Vedeva il proprio volto ovunque...
E fuori...pioveva ancora.

" Oh, Gerard...cosa stai facendo adesso?...mi starai pensando, almeno un pò?..."

Il corso dei suoi pensieri venne interrotto da un'altra visita, questa meno casuale e purtroppo per lei, in quel momento, meno gradita.
Chris la avvertì che in venti minuti sarebbero dovute partire per andare a teatro, e prepararsi per le rappresentazioni di quel sabato piovoso.

*****

 

- Ahh! Mi mancava, Londra! I suoi negozi, la sua vitalità...-
Linda sembrava entusiasta mentre restava in piedi sulle scale mobili.
Qualche passo dietro di lei, Gerard ammirava il cielo dalle grandi vetrate dell'aeroporto.
Pioveva ancora.
Anche a Londra.
In tutta l'Inghilterra, avrebbe detto.
Percepiva lo scrosciare dell'acqua sulle strade, il picchiettare di quelle gocce pesanti sulle pareti sottili.
Era un tempo da cani...ma ringraziò il cielo che fosse così.
Il sole non gli avrebbe concesso di essere laggiù, quel giorno.
- Gerry! che fai? Andiamo!- e si aggrappò al suo braccio, dopo che lui si era offerto di portare il suo bagaglio.
La sera prima avevano parlato della possibilità di partire insieme, di alloggiare nello stesso albergo.
Era rimasto perplesso per qualche momento.
La stampa aveva già guadagnato abbastanza pubblicando pettegolezzi su di loro, e ricordava come sia la sua assistente e Patrick lo avessero riimproverato per la sua leggerezza.
Farsi trovare in tutte le riviste, in compagnia di una attrice bella come Linda...cosa avrebbe potuto pensare Vee di lei?
Di loro?
Non gli aveva mai detto nulla...ma sapeva che aveva visto le foto, lo sapeva...
Cosa avrebbe detto Vee, vedendoli insieme?
Aveva pensato di rifiutare la proposta di Linda, con una scusa qualsiasi, ma poi riflettè.
Avrebbe comunque potuto spiegare tutto alla sua ragazza una volta giunto in albergo, e viaggiando insieme alla collega, avrebbe sviato quei rompiscatole di giornalisti.
Chi avrebbe pensato che, viaggiando con una bellezza come Linda Mckenzie, uno andasse a trovare un'altra ragazza?
Si...era la cosa migliore...tanto avrebbero avuto stanze separate, e avrebbero passato le giornate ognuno per conto suo.
Appena usciti dall'aeroporto, un volto conosciuto si era presentato ai suoi occhi, dall'alto di un palazzo di discrete dimensioni.
Le labbra carnose pubblicizzavano un rossetto perlato di una nota marca, i suoi occhi, il suo viso nel trucco leggero che recava sembravano illuminati di luce antica.
" Cavolo..."
L'attore rimase a fissarla stranito.
Non sentiva la pioggia bagnargli le spalle e fu destato solo dalla collega che lo strattonò, invitandolo a salire in taxi.
Lungo il tragitto dall'aeroporto, Gerard vide ancora il volto di lei..sempre diverso, eppure sempre uguale.
Quelle foto non rendevano giustizia ai suoi ricordi...in nessuna infatti, lei sorrideva.
" Che stupidi..."
si ritrovò a pensare dei fotografi di cui Vee e Patrick gli avevano parlato.
Era proprio il sorriso, la cosa più bella di Vee...bello come un diamante, e altrettanto prezioso.
Ma comprendeva perfettamente perchè quelle pose algide e perfette avessero stregato Londra.
Tutte quelle foto...che pubblicizzassero un profumo o un vestito...in tutte era più che vestita, ma emanavano seduzione e fascino...lo stesso fascino sensuale e malinconico a cui lui aveva ceduto senza scampo.
- Non ho ancora visto la sua ragazza- gli rammendò Linda, cingendogli il braccio dentro il taxi.
"Affacciati al finestrino" fu sul punto di dirle lui, ma tacque.
Se Linda fosse andata in giro a dire che non erano insieme, tutte le premure e le accortezze sarebbero state vane.
Avrebbe dovuto dar ragione ad Amanda, che avrebbe preferito farli incontrare direttamente a New York, dove sia Vee che lui stesso non godevano della fama che invece avevano in Europa in quel momento.
- Ehm..Linda, cara..-
- Si? - domandò lei melliflua, sentendosi chiamare chiamare "cara" da lui.
- Preferirei che nessuno sapesse che sono venuto in città per...ecco...non voglio pubblicità...quindi preferirei che tu-
- Sarò muta come un pesce, mio caro Gerry- e si strinse ancora di più al suo braccio, con fare entusiasta.
Avrebbe finto che quella sconosciuta non esistesse, che quel viaggio era il LORO viaggio.
Che tutto fosse programmato per loro soltanto...e magari sarebbe stato così..lei lo avrebbe conquistato laggiù...si sarebbe finalmente tolta la soddisfazione di averlo nel suo letto...e magari la loro relazione sarebbe progredita in qualcos'altro.
Con questa convinzione giunsero davanti all'hotel designato.
Era molto grande ed elegante, si accorse l'attrice, complimentandosi sileziosamente col suo collega per la scelta.
- Gerry?- lo chiamò lei, una volta scesa dal taxi, mentre l'autista posava i loro bagagli, consegnandoli ai valletti che li avrebbero portati dentro.
L'attore ossevava la facciata del palazzo di fronte.
Il manifesto dello spettacolo era enorme, ricoprendo quasi interamente la parete di quell'edificio.
Linda lo osservò per poi far volare lo sguardo sul cartellone che aveva attirato l'attenzione del suo partner sullo schermo.
Rimase di sasso.
Non poteva essere vera.
Riconobbe che era più che bella, e la sua pelle sembrava levigata, le guance rosee e le labbra rosse come il sangue.
Era coinvolta in una scena particolare, tratta dal secondo atto dello spettacolo.
Era tanto bella tanto inquietanti erano le mani che minacciavano di stringerla nell'oscurita, come grinfie d'avorio nella notte.
Uno dei nuovi manifesti voluti da Sir Andrew, che recavano scritte diverse a seconda del soggetto fotografato.
La frase scritta in bianco sulla foto lasciava poco spazio a dubbi.

....Still Haunting the London stage....

- Signori- il tassista si fece audace nel ritornare vicino allla propria vetture e notando gli sguardi assorti e meravigliati dei due.
- Benvenuti a Londra, signori...vi presento la nostra signora!- e col palmo della mano indicò loro il volto immerso nell'oscurità.
Dopo aver preso il compenso da un Gerard confuso e ancora meravigliato, se ne andò, ridendo della faccia che loro, come tutti i clienti che aveva avuto in quelle settimane, avevano fatto nel vedere uno dei tanti manifesti sparsi per la città.
- Gerry...lei è...?- domandò Linda in un sussurro, ancora incredula e in qualche modo speranzosa che non fosse davvero come pensava.
- Si...- sospirò appena lui, accennando un sorriso in quel sabato pomeriggio nuvoloso.

" La mia Christine..."