Capitolo 4

La vedova bianca

 

 

Lei lo osservò.

Le teneva la mano con un trasporto che le sembrava strano in un estaneo per un' estranea. Percepì molto calore, comunque, e questo la fece desistere dal commentare il suo comportamento poco conveniente. Entrò interrompendo quella stretta durata chissà quanto e tirando fuori un involucro dalla borsa, aprì un contenitore con delle compresse bianche.

- Si è svegliata?- domandò lei, lo sguardo fisso sulla sua amica, che ora dormiva tranquilla.

-Solo per un attimo- balbettò lui, reticente nel rivelare quello che era successo qualche minuto prima. Lei sospirò di sollievo.

Riempì un bicchiere d'acqua e sciolse la copressa. L'acqua frizzante bolliva quasi nel bicchiere. Eliza le sollevò il capo e sciudendo le labbra all'amica fece poi scorrere un pò di liquido nella sua bocca, avendo cura di compiere dei movimenti dall'alto al basso sulla gola della giovane per permettere alla medicina di fluire lì dove avrebbe agito. Fece questo movimento altre due o tre volte, dopo di che la ridistese a letto e scomparì fuori dalla porta. La sua pelle era rosea adesso. Aveva le guancie leggermente umide, e lui prendendo un fazzoletto dal comodino, lo strofinò sul suo volto, ripulendola. Lei tossì. Aprì nuovamente gli occhi. Ora chiamava le amiche, la voce in un alito. Gerard esitò non sapendo come rivolgersi alle due donne scomparse in quel labirinto di stanze e gradini. Si affacciò alla porta appena Vee ripetè i loro nomi più decisa.

-Eliza!- Pronunciò deciso,- Leda! La vostra amica è sveglia. Correte-.

Si voltò in direzione del letto e vide che la ragazza tentava di alzarsi. Le corse incontro, sostenendola mentre cadeva. La sollevò nuovamente. era meno calda di prima, il sudore ricopriva il suo corpo e la fronte.

Lei si tenne con ostinazione alle sue spalle, temendo di cadere di nuovo. I loro sguardi si incrociarono per l'ennesima volta quel giorno.

"E' ancora stordita..." si accertò.

Lei rise debolmente, come ubriaca. La mente ormai era addormentata, solo il corpo rifiutava di riposare adesso.

- Se ti sposo...- esordì lei, mentre la mano le scivolava sul petto di lui, - prometti che non morirai anche tu?- e carezzandogli la guancia lo baciò sulle labbra, inaspettata. Lui sgranò gli occhi, non solo per le parole di lei, ma per il contatto delle loro bocche. Non si aspettava nulla di così dolce in quel momento. Le sue labbra erano calde e turgide per la febbre, e prima che lui potesse realizzare cosa stesse accadendo, fu la ragazza a mollare la sua bocca, permettendogli di respirare. Poi si riaddormentò nuovamente, lasciando cadere le braccia distese sul corpo e scivolare la testa all'indietro. Le due ragazze proruppero nella stanza solo per vedere la ragazza addormentata tra le braccia di lui che la contemplava perplesso.

Rimaserò tutti e tre immobili. Gerard rimisè la donna a letto, e quando gli occhi caddero sulle sue labbra rosse, sentì un leggero tremito alle ginocchia. Ma erano le parole di lei ad annebbiargli la mente.

- Cos' è successo?- domandò infine Leda.

- Lo vorrei sapere io- disse l'uomo ancora confuso.- Perchè mi ha chiesto di non... morire se la sposo?-

Leda lo guardava confusa a sua volta, non sapendo di che diamine stesse parlando. Eliza trasalì invece alle sue parole, gli occhi azzurri pieni di risentimento e dolore.

- Non sono affari tuoi, Gerry. Puoi andartene adesso, hai fatto abbastanza-

-NO!- esclamò lui, stupito da come lui stesso aveva parlato e dal suo tono irato e deciso. Le due donne lo guardavano scioccate.

- Merito di sapere- disse lui, cercando di calmarsi- Se davvero è stata colpa mia, voglio almeno capire perchè, e non me ne andrò finche non avrò chiesto scusa alla vostra amica da SVEGLIA!-.

Leda, si voltò verso l'amica, la stessa determinazione a conoscere la verità brillava nel suo volto.

Eliza sospirò. Non aveva alternative.

- Vedete l'uomo in quella foto?- e lo sguardo era diretto alla foto di un giovane uomo sul ripiano vicino al letto. Gerard l'aveva notata entrando per la prima volta nella stanza, con Vee ancora in braccio. Leda si era meravigliata a vedere quella foto sul ripiano, non ci aveva mai fatto molto caso.

- Quell'uomo si chiamava David. Era il marito di Vee, ed è morto più di tre anni fa, il giorno delle loro nozze-.

 

*****

 

I due ora erano seduti sul divano al piano di sotto.

Eliza piangeva, sollevata dall'aver rivelato quel segreto che si portava dietro da anni  e che non aveva mai rivelato a Leda e a nessuno dei suoi nuovi amici.

Gerard aveva gli occhi piantati sul pavimento piastrellato del salone. Una ragazza così giovane, già vedova?

E il marito era morto il giorno delle nozze? Non potè immaginare il dolore che quella ragazza avesse potuto provare. Leda giunse infine nella stanza e servì una tazza di caffè ai presenti. Si accomodò, e pregò l'amica di continuare.

- Abbiamo diritto di sapere-.

Eliza tirò sul col naso, si asciugò violenta le lacrime che ancora minacciavano di scivolarle sulle guance rosse di pianto e iniziò a parlare, la voce ancora tremante ed incerta.

- Circa quattro anni fa io e Vee lavoravamo come cameriere in un piccolo ristorante qui a New york, a Chinatown per l'esattezza. Lei stava risparmiando per entrare all'università, sai che è un genio- rivolta all'amica che annuì debolmente;- era sempre bellissima e sorridente, nonostante quello che era successo al circo neanche due anni prima- non si soffermò su ciò che successe al circo, qualcosa d'importante, certo, ma non indispensabile in quel momento.

- E fu al ristorante che David e Vee si incontrarono la prima volta. Lei era una studentessa che studiava al liceo, lui un giovane medico in carriera. Fu lui il primo ad avvicinarsi a Vee. Si, lei me ne parlava entusiasta. Ogni volta che gli portava qualcosa al tavolo, lui sorrideva e scambiava qualche parola con lei...e anche lui, quando Vee non c'era, chiedeva dove fosse la sua cameriera preferita. Una volta lo chiese anche a me...- rimase in silenzio, come se il ricordo di ciò che seguì fosse davvero triste da pronunciare.Gerard immaginò quel rapporto nato così innocentemente, e si domandò come qualcosa fosse potuto andare storto.

- Si conoscevano solo da tre mesi, e non era cambiato quasi nulla nella loro strana relazione, solo i loro incontri si facevano più frequenti. Lui veniva praticamente tutti i giorni, sia a pranzo che a cena. Poi un giorno, mentre lei gli portava il conto, lui le prese la mano, le si inginocchiò davanti in presenza di tutti i clienti e le chiese di sposarla-.

Gerard sobbalzò.

"Maledizione...quello che ho fatto io ieri sera!"

Leda tossiva, cercando di respirare dopo aver mandato di traverso il suo caffè.

- Lei rimase immobile per un momento, ricordo, poi gli saltò in braccio stringendolo forte. Accettò la sua proposta. Non l'avevo mai vista tanto felice in vita mia- sorrise appena, ricordando la felicità passata. Quel sorriso spezzava il  cuore più di mille lacrime.

-Organizzarono il matrimonio in un mese, nonostante la madre di lui fosse contraria. " E' troppo giovane per te, tesoro. Tu hai quasi trent'anni, lei appena sedici" "è come una zingara " puoi avere di meglio!"," tu meriti di meglio!"- ripetè quelle frasi in un tono non suo, digrignando i denti.

- Quella donna era una stupida!- esclamò Eliza alzandosi colma di rabbia, il pianto di nuovo nella sua voce- David non avrebbe potuto incontrare donna migliore di Vee, che importava l'età?! Che importanza può avere, ditemelo!-

Respirò profondamente, mentre senza alzare lo sguardo sui suoi ascoltatori, si sedette e proseguì.

- Il giorno delle nozze era una mattina di maggio, c'era un bel sole tiepido... tutto era perfetto. Vee era perfetta - respirò, poi senza dire più nulla trasse una custodia dalla tasca che aprendosi si rivelò una custodia per carte di credito. Solo che al posto delle carte di credito vi erano dei ritagli di foto sue e dei suoi amici. La contemplò per un momento, poi la porse a Leda che guardò la foto allargando gli occhi per la meraviglia e lo stupore. Lanciando uno sguardo di pura compassione per l'amica diede la custodia a Gerard. I suoi occhi verdi scivolarono su quei ritagli, fotofun e tessere che aveva davanti, tutte foto piene di gioia ed allegria. Poi una gli tolse il fiato, intrappolando i suoi occhi nell'immagine che ritraeva.

Era bellissima.

Le sue labbra aperte in un sorriso di pura felicità, il velo bianco che le incorniciava il viso e i capelli, leggermente tirati indietro e raccolti in una trama di perle bianche e dorate, brillavano di riflessi color miele. I suoi occhi erano lo specchio della pace. L'uomo tratteneva il respiro. Era davvero la stessa persona? Quella magra creatura che giaceva sul letto in quella stanza era davvero stata così bella e florida nella sua giovinezza?

"Sedici anni..." ripeteva, mentre la mano si staccava con sofferenza da quella foto. Non si vedeva il vestito in quella foto istantanea, solo il volto, ma dubitò che potesse sfigurare, qualunque abito avesse indosso.

-Eravamo in tanti quel giorno- la voce di Eliza era ora sicura, nessuna traccia di quel dolore precedente nella sua voce,- fu davvero magnifico. Il ricevimento si concluse tardi, forse verso mezzanotte. Quando la lasciai quella sera, lei mi sorrideva, come un angelo." Sono così felice, Eliza" mi disse. "Dovessi morire domani, sarei felice davanti alle porte del cielo perchè oggi ho avuto tutto". Sembrava una bambina che parlava con le certezze di una donna.

Ma quella notte furono in due a morire-. Lei esitò, il labbro le tremava. Si strinse le braccia come se un gelo improvviso le attanagliasse le membra senza pietà. Quello che avrebbe detto, quello che era successo, non l'avrebbe dimenticato più.

-La mattina dopo, all'alba, mi chiamarono dall' ospedale... era un amico di David. Era distrutto. Mi disse di correre all'ospedale, chè Vee era lì. Sbiancai. Mi domandavo cosa fosse successo. Quando arrivai, gli amici di David mi aspettavano davanti ad una stanza bianca. Mi raccontarono quello che era successo. David era stato chiamato per un intervento d'emergenza, nonostante si fosse appena sposato. Aveva lasciato Vee a casa, dicendole che sarebbe tornato poche ore dopo, ma...- prese un respiro,- era stato travolto da un ubriaco alla guida e lo avevano portato ferito gravemente al pronto soccorso. "Abbiamo chiamato Vee," mi dissero; " è corsa qui, non si è neanche cambiata, ma quando è arrivata lui ormai stava...- non parlarono più. Dovevo avere un'aria tremenda quando irruppi nella stanza. Quello che vidi non lo dimenticherò più, mai più. Non potrei.- esitò, degluttendo. Rivisse quei momenti in un breve istante. Proseguì.

- Lei era in ginocchio, il suo abito da sposa la faceva sembrare un angelo sull'orlo di un baratro, gli teneva la mano fredda, ghiacciata. Era immobile. Mi degnò solo di uno sguardo. Le lacrime avevano sciolto il trucco sul suo viso...era pallida come il cadavere a cui stringeva la mano. Per un attimo tremai al vederla, poi scostò il suo sguardo da me e parlò...

" Ho sentito la sua voce...mi chiamava dalla strada...quando sono arrivata qui...ha pronunciato il mio nome e poi se ne è andato...." poi guardandomi ancora, fu come se mi avesse uccisa. I suoi occhi erano senza anima, irriconoscibili... "ma io sento ancora la sua voce, Eliza. David mi sta chiamando dalle porte del cielo e mi sta aspettando...solo lì sarò felice con lui"....-

Eliza non parlava più. Il suo corpo era scosso da singhiozzi. Leda, accanto a Gerard piangeva, sconvolta da ciò che la sua amica aveva dovuto sopportare alla sua età.

Gerard non seppe cosa pensare. Tutto gli fu chiaro all'improvviso. Ogni reazione, ogni parola; ma dentro sè era confuso. Avrebbe voluto essere in quella stanza d'ospedale e consolare la giovane Vee fino a permetterle di piangere. Il dolore senza lacrime era il peggiore... soffocava l'anima e l'uccideva lentamente. Aveva vissuto quel dolore solo sul set, mai ne aveva avuto a che fare nella vita reale, tranne quando era morto suo padre, anni prima, ma era una cosa diversa.

Già.

Diversa.

- Rimase in ospedale per due mesi, senza parlare e senza mangiare. Non riuscivo a vederla in quello stato. Furono necessarie le flebo. Dimagrì così tanto che i medici temettero per la sua vita più di una volta. Dormiva soltanto e quando non dormiva rimaneva con gli occhi fissi sul soffitto, vuoti... Le rimasi sempre accanto, mentre i nostri amici venivano spesso a trovarla, per parlarle, scuoterla, ma sembrava inutile... stava morendo, capite, immersa in una oscurità muta e sorda...solo un giorno, mentre le sedevo accanto lei mi guardò e mi chiese di portarla da David. Io non seppi cosa rispondere, ma lei, con una calma che mi spaventò tantissimo mi disse che voleva andare al cimitero. Quando arrivammo lei si inginocchiò col mio aiuto e iniziò a pregare. Poi cantò una canzone per lui...la loro canzone... non riuscii a trattenere il pianto ma poi mi accorsi che anche lei piangeva mentre la sua voce volava in cielo. Fu l'ultima volta che la vidi piangere. Una settimana dopo quel giorno, Vee venne dimessa dall'ospedale, e tornò a casa. La loro casa. Era così vuota, e io non me la sentii di lasciarla sola. Così venni a vivere qui. Lei si riprese piano piano, e qualche mese dopo decidemmo di mettere in affitto l'altra stanza, la tua, Leda.-

Le due donne si guardavano come se finalmente tutto si fosse fatto chiaro tra di loro, come se per la prima volta non ci fosse più alcuna ombra nella loro amicizia.

Poi Eliza posò gli occhi su Gerard. Erano rossi e gonfi di pianto, ma avevano la luce della risoluzione a sostenerli.

- Devo chiederti ancora scusa, Gerry. Tu non potevi sapere tutto questo ed io ti ho trattato male, ti ho picchiato e ti ho accusato di una colpa, che non è neanche una vera colpa. Spero che mi perdonerai-.

Lui annuì, la mente ora vicina alla ragazza che dormiva sul letto.

Dormiva.

- Eliza...Leda...ci sono ospiti? domandò una flebile voce dal piano superiore; gli occhi di tutti volarono in cima alle scale. Vee era lì in piedi, aggrappata alla ringhiera interna delle scale. Vide Gerard. Arrossì un poco.

-Oh, Signor Gerard, non credevo che fosse davvero qui...- poi diede uno sguardo al suo aspetto e torno a fissare i tre che si erano alzati in piedi.

- Mi scusi, sono inguardabile. Volevo chiederle perdono per ieri, sono scappata via come una sciocca...-

- Non devi preoccuparti, Vee- Lei sobbalzò a sentire il suo nome pronunciato da lui. Come suonava bello...

-Spero solo di non averla messa in imbarazzo davanti alla sua signora-

- Dammi del tu e non preoccuparti, nessun imbarazzo, Vee. Mi dispiace averti fatto piangere ieri.-

Lei arrossì ancora più violentemente.

- E ora torna in camera tua a riposare- concluse lui, sorridendo comprensivo.

- Si, è meglio che torni in camera mia. Fa un pò freddo qui...- sorrise debolmente, di rimando, ma le gambe barcollarono. Cadde in ginocchio. Si morse le labbra.

Aveva udito quella voce nel dormiveglia. Stretto la sua mano. Pensato che fosse un sogno. Ma al sentire pronunciare il suo nome voleva avere delle conferme. Voleva vederlo.  E vederlo davvero in casa sua, al piano di sotto, discutere con Eliza e Leda di qualche argomento a lei sconosciuto l'aveva in qualche modo fatta sentire felice. E pensare che fino al giorno prima era solo un cliente come gli altri...anzi no. Lei era fuggita via, scappata in lacrime da lui...quel ricordo l'aveva fatta esitare, ma voleva vederlo comunque, sentire i suoi occhi che la guardavano ancora, chiedergli perdono. L'aveva fatto. Ma ora le gambe non la reggevano più.

" Che imbarazzo!!!Che vergogna...cosa penserà di me?"

Esclamò di sorpresa nel sentirsi sollevare di peso da due braccia robuste. Gerard aveva saltato i gradini a due a due nel vederla cadere, prima che le due donne potessero reagire.

- Sono mortificata...- sussurrò lei, stendendo la camicia da notte sulle proprie gambe.

- Non devi esserlo- disse lui, sentendo il calore del corpo di lei quasi devastargli le braccia e il petto,- é un piacere aiutarti- e pensando alla storia che aveva sentito fino a pochi minuti prima, pensò seriamente che qualunque cosa avesse fatto non sarebbe comunque stata abbastanza.