Capitolo 25
Ambizioni
- Non ci credo ancora che la cerimonia sia domani...-
Laura toglieva i suoi ultimi effetti personali dall'armadio del dormitorio, mentre Vee frugava tra i suoi libri alla ricerca di una lettura interessante.
****
L'ultimo mese era volato.
Si era buttata a capofitto negli studi e negli allenamenti, senza uscire di casa se non per andare all'università o dai nonni.
Eliza le aveva detto di darsi una calmata e Leda l'aveva invitata a distrarsi, ma Vee non le aveva ascoltate.
Se si fosse fermata, la nostalgia avrebbe preso il sopravvento e si sarebbe ritrovata a sospirare come una stupida.
Eppure ogni tanto, la ragazza lanciava fugaci occhiate verso est, cercando con lo sguardo di vedere oltre i grattacieli, al di là del mare, lì dove la persona a cui più teneva si dedicava al suo lavoro.
L'aveva chiamata un paio di volte, in quel primo mese, le riprese procedevano bene, ma erano estenuanti, e le ore di trucco e gli allenamenti erano faticosi e stressanti.
Non era da Gerard lamentarsi così tanto del suo lavoro, ma facendo il parallelo con la dolcezza della sua vita a New York, non riusciva a fare a meno di pensare che Vee fosse meglio di qualunque allenatore burbero con la spada in mano, anche se a casa.
Aveva ritrovato i suoi parenti, che ora non gli lasciavano alcun momento libero.
E le riprese si svolgevano lontano dai centri abitati, dove non c'erano telefoni...e i cellulari avevano pochissima rete.
Di cui lui approfittava senza sosta.
Vee gli aveva detto di non preoccuparsi, che sarebbe stata bene, le bastava sentire la sua voce ogni tanto, anche se in realtà avrebbe voluto gridargli quanto le mancava e di tornare presto.
In quella mezz'ora, l'attore le aveva raccontato degli amici che erano venuti a trovarlo sul set quella settimana, sua madre, i fratelli...le parlò dei vari colleghi e colleghe, e lei gli descrisse i preparativi all'università.
- Domani ho la cerimonia...poi andrò a cena dai miei nonni-
- Capisco...mi dispiace non essere lì...sicuramente sarai la più bella in toga nera e tomo-
Vee aveva riso a quelle parole.
In realtà la tunica le stava drammaticamente larga e lunga, e più di una volta aveva rischiato di inciampare rovinosamente e cadere a terra.
A nulla erano valse le varie modifiche della nonna.
Sembrava un lenzuolo ambulante.
-Sono contenta che tu non sia qui a vedermi ruzzolare davanti al preside al momento della consegna dell'attestato-
Dall'altro capo della cornetta, l'attore rise. L'autoironia gli piaceva.
Era un dolce sollievo sentirla così allegra.
Ma la conversazione durò poco.
Lo scozzese fu richiamato subito al lavoro.
- Devo andare...-
- Va bene-
- Ti amo - disse lui, sperando di non essersi spinto troppo oltre, dicendoglielo per telefono.
Certe cose era meglio dirle di persona.
- Anche io- rispose semplicemente lei, e lui non potè vederla arrossire, dall'altra parte della linea.
Purtroppo quella mattina Vee era in compagnia di Eliza, non le sembrava il caso di fare effusioni al telefono.
Eliza avrebbe preso la cornetta in mano e gliene avrebbe dette quattro.
Inoltre non avrebbe saputo farle comunque.
L'unico altro uomo che aveva amato non si era mai allontanato da lei: anche quando lavorava, non stavano divisi per più di mezza giornata.
Non vedersi mai era una tortura.
*****
- Cosa pensi di fare da domani?-
La ragazza bionda la fissava curiosa, mentre Vee, accomodatasi sul letto, aveva inforcato gli occhiali e si era dedicata alla lettura de " La donna in bianco".
La stanza di Laura era piena zeppa di libri e cd, musical tratti da libri, e il romanzo che aveva tra le mani era un giallo intrigante e piacevole da leggere...aveva letto solo le prime pagine, soffermandosi sul signor Pesca...quando trovava un nome, o qualcosa che le ricordasse l'Italia, approfondiva sempre con cura.
- Non lo so...mio nonno mi ha iscritto au un concorso per artisti, il mese scorso...mi sto allenando come una pazza da allora, ma sono indecisa-
- Come mai?- domandò l'amica, sollevando il suo borsone per raccogliere i suoi ultimi abiti e libri.
Aveva visto Vee all'opera, durante un paio di piccoli spettacoli e le venne in mente che ogni volta che un circo si fermava in città, spesso non ripartiva senza averla invitata a partire con loro.
- Mio nonno mi parla di premi da vincere, ma io non ho bisogno di altre trofei nella mia stanza...-
- Non ti capisco...se io fossi brava in qualcosa come lo sei tu, mi butterei-
- La verità è che non so se voglio continuare a lavorare nel circo...ogni tanto può darsi, ma di nuovo, a tempo pieno...-
- Hai altre alternative?- chiese lei, senza scomporsi. Laura sapeva bene quante offerte aveva ricevuto la sua amica, soprattutto come interprete o come ricercatrice all'università, e si era sorpresa nel constatare che Vee si fosse si iscritta senza avere una pallida idea di cosa fare dopo. Come se si fosse iscritta per passatempo...
Anche per lei era stato lo stesso, al momento dell'iscrizione, ma dopo tre anni le cose erano cambiate. Lei aveva ricevuto una proposta vantaggiosa come critica di spettacoli musicali per il New York Post. Amava lo spettacolo, e aveva deciso di sfruttare la sua passione.
Vee rimase zitta, mordendosi appena l'interno della bocca.
Dirglielo o non dirglielo?
Immaginò che Laura sarebbe esplosa se glielo avesse detto.
Decise di rischiare.
- Ecco, i professori di Alec mi hanno invitato alla Julliard, ma non voglio...insomma...- e le spiegò che non aveva alcuna voglia di farsi strumentalizzare da quegli avidi individui che aveva incontrato durante la rappresentazione.
Poi...ci sarebbe il signor Webber, che mi ha proposto di cantare per lui...domani verrà alla cerimonia per parlare con me, Kate me lo ha riferito l'altro giorno-
- Il signor Webber?...- Laura parve un poco stranita, poi spalancò gli occhi chiari in uno sguardo di meraviglia.
- Quel SIGNOR WEBBER?! Dimmi che non mi stai prendendo in giro, Vee, dimmelo!-
Lei la rassicurò su questo punto.
Non stava mentendo, e non avrebbe scherzato su una cosa così seria come il suo avvenire.
Laura barcollò, sedendosi sul letto, accanto a lei.
Vee si tolse gli occhiali e la squadrò insistente, ponendo il libro che aveva tra le mani sulle sue ginocchia incrociate.
- Non so cosa fare...avevo promesso a mia nonna che una volta fuori dall'università avrei preso una decisione. Lei non vuole che io torni al circo, mentre mio nonno pensa che potrebbe essere una buona cosa...non so, io...sento il bisogno di provarci ancora una volta...devo togliermi questo dente!-
-Senti, Vee, ho solo una cosa da dirti-
La ragazza rimase in ascolto.
Qualsiasi cosa Laura avesse da dirle sembrava importante, dal tono della voce e dallo sguardo intenso che le riluceva negli occhi.
- Se lavorerai davvero a Broadway, prometti che ti ricorderai di passarmi i biglietti di prima fila- disse, prendendole le mani fra le sue.
Iniziò a pregarla.
Vee sorrise.
Laura era davvero una malata.
-Te lo prometto-
*****
-Chi era al telefono, Gerard?-
l'attore fu avvicinato da una bella ragazza coi capelli castani chiari molto mossi e i occhi blu lo scrutavano intensamente.
La protagonista femminile del film.
- Oh, Linda, sei tu- ripose la cornetta e fece un cenno al regista.
Sarebbe arrivato subito.
- Stavo parlando con la mia ragazza a New York...domani si laureerà, ma non potrò chiamarla...-
- Hai una ragazza a New York? Chi è? Pensavo che fossi già fidanzato con una modella-
Gerard le spiegò che si erano lasciati in Europa qualche settimana prima.
La ragazza serrò i pugni per poi sciogliere le dita dallo loro stessa morsa.
Sudavano.
- E state insieme da molto, tu e questa ragazza?-
Gerard alzò lo sguardo al cielo e ripensò a quanto tempo era stato in compagnia di Vee.
Erano usciti insieme una volta, prima del tour di Burns, poi tre giorni appena...
" Così poco?credevo fosse passato più tempo..."
- Neanche un mese, in effetti...-
- Allora come puoi definirla tua ragazza se non la vedi pure da un mese? Potrei essere io la tua ragazza, anche più di lei...io ti sono stata più vicina, più a lungo - disse sorridendo ironica, ma in realtà aspettava una sua reazione, una risposta.
Quell'uomo le piaceva: in quel mese aveva imparato ad apprezzarlo, baciarlo sul set non le era dispiaciuto affatto, e uscire con Gerard e i loro colleghi era servito solo a migliorare la sua opinione di quell'attore, sia come persona che come professionista, ma il suo manager le aveva detto di non farsi troppe illusioni, perchè era già impegnato.
Non gli voleva credere.
Voleva una prova.
E ora ce l'aveva.
Ma ancora voleva tentare.
Lei sarebbe riuscita a fargli dimenticare qualunque donna, figurarsi una conosciuta e frequentata in meno di un mese.
Aveva le armi per farlo.
Il fisico formoso e perfetto, gambe da urlo, due occhi blu come zaffiri e un fascino che una qualunque sciacquetta non poteva aspirare ad avere.
Non era per vantarsi, ma lei era davvero bellissima, più di molte modelle che bazzicavano le passerelle.
Inoltre riteneva di avere carattere, e lo aveva, visto che era riuscita ad imporsi come protagonista del film sbaragliando la concorrenza ai provini.
Credeva di dover fronteggiare una modella, invece la sua rivale era una ragazza qualunque.
Sarebbe stata una passeggiata.
- E' vero...- le sorrise divertito a sua volta, e il cuore della donna cominciò a battere più velocemente,- ma vedi, Vee mi fa sentire come non mi sono mai sentito prima...mi sento me stesso quando sono con lei...è una strana sensazione...eppoi è così giovane, viene voglia di proteggerla, ma allo stesso tempo è lei ad avvolgermi, a rassicurarmi...-
" Guarda che non sono vecchia! Ho ventisette anni, mica sono una mummia! E questa cosa del proteggere la posso fare anche io!"
- E' un angelo...a volte è triste, ma è dolcissima...- e rise.
- So che sono parole assurde, forse teatrali, ma quando penso a lei, non me ne vengono altre. Dovrò rimediare, sembrò davvero Robert Burns, così! Potrebbero non prendermi più in un film d'azione!- e si dileguò, chiamato dal regista per una scena in cui sarebbe dovuto arrivare a cavallo.
- Mi piacerebbe che tu parlassi così anche di me...- sussurrò Linda Mckenzie, vedendolo allontanarsi.
- Cosa ha lei che io non ho?-
e si allontanò dal set per andare a rinfrescarsi.
Le sue riprese successive sarebbero state quel pomeriggio.
*****
La cerimonia fu molto elegante, come il padiglione dell'università dove si tenne il tutto.
Un'ampia cupola di legno si ergeva al di sopra delle teste di tutti, e lunghi arazzi blu e dorati cadevano liberamente sulle pareti della sala. C'erano solo due file di sedie, molto ampie ed ogni posto era occupato; le prime naturalmente dai laureandi, poi i parenti ed infine gli amici ed i conoscenti.
Sul palchetto, che era stato innalzato di fronte a quel pubblico vi erano diverse persone sedute, vestite anche loro di toghe nere.
I professori erano molto seri in quei abiti; solo gli studenti trovavano divertente navigare in quelle lenzuola scure.
Solo una decina di studenti avevano ottenuto la magna cum laude, e Laura e Vee erano tra questi.
Vee in particolare era stata scelta per il discorso finale di commiato, ma la ragazza aveva rifiutato, rivelando ai professori che aveva studiato tanto e si era impegnata a finire prima i corsi solo per fare felice la nonna.
- Non sono la persona adatta-
I professori non si erano indignati, perchè qualunque fosse il motivo di tanto impegno, beh, era la studentessa più brillante degli ultimi dieci anni, aveva alzato la media dei voti all'interno della facoltà e il suo poliglottismo le era valso diverse proposte di lavoro anche al di fuori dell'università.
Laura fece un discorso brillante, sottolineando come quei tre anni ( due soltanto, per Vee) fossero stati importanti per la loro crescita culturale e morale.
Tutto era stato perfetto, e Vee non inciampò durante la consegna degli attestati ( cosa che le provocò un grande sollievo e una piccolo sorriso una volta seduta al suo posto).
Alla fine Laura fece appena in tempo a salutare Vee e Kate prima di essere circondata dalla sua famiglia e dai suoi amici, tra cui un bel ragazzo biondo e alto, con un accento incomprensibile.
Kate salutò Vee insieme ad Alec.
- Guarda che il signor Webber è in fondo alla sala, vorrebbe parlarti...-
Vee annuì.
Lo aveva visto quasi subito, accanto ai suoi nonni e ad Eliza, che non lo conoscevano e vicino a Leda, che dubitava davvero che il signore che aveva accanto fosse l'originale e non un sosia.
- Gli parlerò...a te come è andata, Alec?-
- Il prossimo mese inizieranno le prove dello spettacolo...debutterò a ottobre...o dovrei dire debutteremo?- e le fece l'occhiolino.
Kate gli diede una gomitata sullo stomaco.
Alec tossì.
- Non lo so, Alec...devo parlare con lui e capire cosa davvero vuole da me...e cosa voglio io-
- E' una buona occasione, Vee. E potresti diventare qualcuno, potresti avere successo!-
- Vedrò...ora devo andare. Auguri, Kate. Ci vediamo!-
Le diede un bacio sulla guancia e si diresse in fondo alla sala.
I suoi parenti e gli amici furono calorosi, e la nonna riuscì a toglierle di dosso quella toga nera che la faceva sembrare una tenda.
Indossava una maglietta blu ed aderente, che le valse gli sguardi di molti.
Era l'unica che avesse avuto il fegato di togliersi la toga davanti ai professori.
Molti si sarebbero trascinati con quella tenda addosso fino a casa.
- Aspettatemi a casa, per favore, devo parlare un attimo con quel signore- e lanciò uno sguardo al signore vestito abbastanza sobriamente ma con classe.
Gli fece un cenno di saluto e lui rispose a sua volta, accennando un sorriso lieve sulle labbra.
- Va bene- rispose l'anziano nonno di Vee- ma torna presto a casa, stasera arriveranno degli ospiti per te-
- Si, ci sono i bambini e la signora Monroe con alcuni suoi amici...accoglieteli bene, per favore-
- Ho invitato delle persone anche io, Vianne mia, arrivano da lontano apposta per te-
Vee si sorprese di quella notizia, e non tardò a domandare chi fossero quegli ospiti stranieri.
- La famiglia Chang-
Vee spalancò gli occhi.
Ripetè quel nome, cercando nel volto dell'anziano parente una conferma.
La trovò.
- Non ci credo! Sarah, May, Nina e Randy arriveranno a casa da noi? Stasera?-
Un sorriso entusiasta, il primo da lungo tempo si affacciò sul suo volto giovane e sempre malinconico, sciogliendo il cuore dei due coniugi. Erano le sue migliori amiche del circo, ed erano tre anni che non le vedeva...l'ultima volta era stata in ospedale.
E Vee non era cosciente per accorgersi di loro.
- Si, non fare tardi!-
- Non mancherò!- e diede un bacio caloroso a tutti i suoi ospiti.
I bambini, la signora Monroe e i vecchietti della casa di riposo, ed ora anche loro...mancava solo una persona per riempire la sua felicità.
*****
- Signorina Miller- l'uomo la salutò gentilmente, stringendole la mano.
- Mi chiami Vee, signor Webber- lei rispose alla sua stretta.
- E tu Andrew, piccola mia-
Vee sorrise.
Quell'uomo le stava davvero simpatico.
Aveva un'aria quasi goffa, a volte, ma era impeccabile...e quell'accento inglese gli ricordava un poco quello di Gerard: incomprensibile ma distintivo.
-Hai deciso?-
Andò dritto al sodo.
Non gli piaceva perdere tempo, ma per quella ragazza aveva fatto più di un'eccezione.
Ne avrebbe fatte anche diecimila per avere l'opportunità di sentirla cantare ancora.
Per essere alla cerimonia quel giorno, aveva contattato il giovane signor Dawson e chiesto informazioni direttamente a lui.
Sapeva già in che ruolo e in che occasione avrebbe voluto sfruttare il suo talento.
- Non ancora...cioè, sarebbe un grande onore lavorare per lei...ma sento che mi manca ancora qualcosa...non posso farlo- rispose lei con voce perplessa, mentre passeggiavano sul prato verde dell'università.
Ormai il sole era pronto a tramontare.
La sede dell'università di New York dove si era laureata le era sempre sembrata un mondo a parte, immerso in quel verde a volte quasi incredibile, innaturale...
E il cielo...il tramonto era uno spettacolo unico visto attraverso le grandi vetrate miniate della biblioteca.
Avrebbe rimpianto poco dell'università, e quella sensazione di pace che riusciva ad avvertire in quei luoghi silenziosi era una di quelle cose.
- C'è qualche cosa di più importante che devi fare?-
La ragazza sospirò.
Alzando gli occhi al cielo, cercò le parole più adatte per esprimere quei dubbi che più di una volta l'avevano attanagliata in quei due anni.
- Devo capire se il circo è ancora la mia strada o se è davvero giunto il momento che mi cerchi un'altro cammino...ho già venti anni, ma non so che farò del resto della mia vita...-
- Dimmi...- esordì il signore elegante, sedendosi in una panchina vicino alla zona ricreativa del campus,
- Cosa vorresti nella vita? -
Avevano camminato parecchio, senza accorgersene.
Lei rimase pensierosa, poi però rispose senza dubbi, rimanendo in piedi a pochi passi da lui.
- Voglio essere degna delle persone che amo; meritare il loro affetto, essere alla loro altezza... non mi importa davvero in che modo, posso fare tutto...non ho grandi ambizioni, credo...-
L'uomo seduto la invito con la mano ad accomodarsi di fianco a lui, cosa che lei fece, sospirando sommessamente.
Sicuramente quel signore avrebbe pensato che era una cosa sciocca, da ragazzini...probabilmente lui intendeva quale lavoro avrebbe voluto fare...se la professoressa o l'acrobata, la cantante o l'infermiera..non quelle stupide cose che gli aveva detto lei...a chi poteva interessare se una persona era degna di essere amata o meno...?
- Quella che mi hai appena rivelato è la più grande ambizione che io abbia mai sentito- la sorprese lui, alzando lo sguardo verso l'albero che, accanto a loro, cominciava a fiorire in quella tiepida giornata d'aprile;
- Ma è più difficile che diventare famosi o cantare bene- le sorrise un attimo, dandole un buffetto sulle mani poggiate sulle ginocchia, -perchè essere degni di qualcuno è una cosa che riguarda noi stessi...noi decidiamo quando siamo degni di una persona...allora, spesso passiamo tutta la vita cercando di migliorarci, senza capire che, se ci amano, è per quello che siamo...-
Vee lo fissò confusa.
Non poteva negare neanche una singola parola di quel discorso.
Nessuno le aveva mai chiesto di essere all'altezza per qualcosa, era sempre stata lei a non sentirsi degna di tutto...per questo si impegnava sempre, più degli altri, ed ogni volta che provava soddisfazione, il dubbio che avrebbe dovutoe potuto fare di meglio si insinuava nella sua coscienza negandole quel poco di compiacimento...dell'amore di David non si era mai capacitata, considerandolo al di sopra dei suoi meriti. Era speciale...e quando lui se ne era andato...
Anche con Gerard era lo stesso...sentiva di non meritare qualcuno come lui...di essere troppo lontana da quel piedistallo dorato dove lui si ergeva col suo essere sè stesso...ma non poteva fare a meno di amarlo, e si era decisa ancora a migliorarsi per poter essere alla sua altezza, tentare di raggiungerlo, di non ammirarlo dal basso per sempre.
Quell'uomo aveva tradotto le sue paure...e Vee pensò, per un attimo, che anche lui potesse aver amato qualcuno al punto di volerne meritare l'amore.
" E' possibile?"
- Lei parla come mio nonno, signor Andrew...è davvero molto saggio-
- E' l'esperienza...comunque, come potresti risolvere i tuoi dubbi definitivamente?-
La ragazza tacque per qualche secondo.
Notò la sua espressione un poco dispiaciuta, e non volle togliergli del tutto la speranza di un suo successivo consenso.
Lei stessa non volle privarsi di quella possibile via d'uscita.
- C'è una manifestazione, a Las Vegas, tra una settimana...Voglio capire se è ancora quello che fa per me, se è ancora la mia strada...e se così non dovesse essere...-
- Io sarò in città con mia moglie il prossimo mese- la interruppe lui, - incontrerò i nuovi cast, i nuovi attori scelti per i miei spettacoli...è una cosa che amo fare, e se per caso tu volessi accettare la mia proposta, mi troverai al Majestic Theatre. Se non mi dovessi trovare, chiedi di me al signor Lee - e le diede un biglietto da visita, che riportava il numero di telefono del teatro e quello del suo appartamento, scritto a penna da lui stesso, davanti a lei.
Lo ringraziò per la sua disponibilità.
Non le era capitato spesso di incontrare gente così gentile con lei...
La prima volta che era sbarcata a New York aveva odiato quella città...temeva quell'ambiente di cemento, l'aria irrespirabile, i suoi nonni.
Non sapeva che gente fosse, se l'avrebbero trattata come sua madre o meno...avrebbe preferito rimanere in Giappone, con i suoi genitori infine riuniti.
- Lei è troppo buono con me, non credo di meritare tutte queste attenzioni-
Lui le sorrise pacato, dandole una leggera pacca sulle spalle.
Era magra come al solito, ma sempre incantevole.
- Meriti molto più di questo. Non sminuirti sempre, qualcuno come me potrebbe approfittarne - e rise appena, mentre si alzava per andare incontro ad un uomo vestito di nero che era venuto a prenderlo per accompagnarlo in albergo.
Vee lo accompagnò fino a pochi passi dall'autista, che lo aspettava a qualche metro più in là, sotto l'albero adiacente a quello sotto cui si erano accomodati.
- Arrivederci, dunque, e auguri, qualunque scelta tu faccia-
- Grazie, signore- prese la mano di lui tra le mani e poggiò la fronte sul dorso, dopo di che fece un rapido inchino.
- Cos'era quello?-
- Così saluto le persone più grandi che godono del mio rispetto e della mia gratitudine...solo mio nonno accetta questo saluto da me, ma per la sua cortesia nei miei riguardi, è il minimo-
- Allora ti ringrazio-
Gli diede un rapido bacio sulla guancia, prima di incamminarsi verso casa.
Sir Andrew era rimasto piacevolemente colpito da quel gesto.
Sembrava un bacio che una ragazza avrebbe potuto regalare solo ad un padre.
- E questo?-
Vee si voltò, regalandogli un sorriso pacato ma radioso.
- Così saluto i miei amici-