Capitolo 8

Angela Watson

 

Non gli lasciò il tempo di replicare, nè di muoversi.

In pochi rapidi passi gli fu dinanzi, gli strappò la sigaretta dalle labbra, aprì la finestra e la gettòà la cicca fuori, fissando il punto dove cadde nell'erba.

Gli fu nuovamente di fronte, affrontandolo direttamente mentre Elisabeth la salutava con affetto, senza ricevere risposta.

- E' vietato fumare qui-

- Non lo sapevo- ribattè lui, mentedno ed alzandosi in piedi con fare indifferente.

- Sua figlia glielo ha detto-

Lo straniero non proseguì.

Quella dottoressa aveva ragione.

Era diretta in modo impressionante, ma il suo sguardo chiaro non tradiva nè rabbia nè rimprovero.

Un' assoluta freddezza.

I suoi lineamenti morbidi ma definiti, poi, si rendevano complice dell'illusione di avere davanti una donna di ferro, una guerriera.

Certamente non aveva molti più anni di lui, forse qualche anno, ma le linee del suo viso sembravano irrigidite in un'unica espressione di totale apatia e rigidità che rendeva il suo volto tristemente disteso, giovane.

Alta...lo fissava quasi dritto negli occhi, e i capelli non molto lunghi erano rossi ma spenti dallo stress.

Una bella donna, in fondo, ma lui non era mai stato attratto dalla bellezza fisica, dopotutto.

 

Si rivolse alla bambina con un mezzo sorriso sul volto, senza minimamente tradire alcuna emozione nel vederla così tranquilla e in buona salute.

- Tra poco sarà ora di pranzo, Lizzie. Ma prima-

- Si si, aspetto che arrivino Joey e la signora Emily, come al solito-

La dottoressa annuì, leggendo per l'ennesima volta i risultati di parte degli esami fatti quella mattina.

Sembrava stabile, finalmente...

Chiuse la cartella in un attimo, il volto e lo sguardo rivolto all'uomo che era rimasto in piedi, fuori luogo.

- Signor Sullivan, credo che lei preferisca ritirarsi nelle sue stanze, mi sbaglio?-

Perchè la sua voce sembrava disprezzarlo a tal punto.

Fu sul punto di esplodere e chiedere il perchè di quel trattamento.

Ma si trattenne.

Era bravo a farlo.

Annuì solamente, lanciando uno sguardo a " sua figlia" che si inginocchiò sul letto, strattonando il camice del medico e chiedendole il permesso di accompagnare di persona il "padre" alla pensione.

La dottoressa fu categorica nel negarle quel desiderio.

- Ti sei già affaticata abbastanza per oggi e se hai davvero intenzione di uscire domani, oggi devi stare in assoluto riposo-

Elisabeth sbuffò, ricadendo stancamente sul letto, un broncio infantile piegò le sue labbra.

La donna tirò un sospirò, vedendola in quello stato.

Una bambina capricciosa, la sua Elisabeth...ma non si lamentava mai troppo se le veniva negato qualcosa; quel broncio sarebbe sparito in breve tempo, lasciando il posto a quel sorriso solare che il medico trovava delizioso.

- Lo accompagno io, se necessario-

Elisabeth annuì poco, sorridendole subito come la dottoressa aveva previsto.

- Ma posso dirgli una cosa prima?-

- Anche due, Lizzie-

E rimase in piedi accanto al letto, attendendo che quel dialogo finisse presto.

La bambina fece correre il suo sguardo dall'uomo alla dottoressa.

- Può lasciarci soli un momento, dottoressa?-

Angela Watson allargò appena gli occhi, forse delusa, forse sorpresa...forse irritata.

Ma non lasciò trasparire altra emozione dal suo viso se non un leggero imbarazzo nel non aver compreso subito la volontà della ragazzina di rimanere sola con suo padre.

- Si- disse solamente, e uscì dalla stanza, richiudendo la porta dietro di sè.

 

****

- Allora, "papà"...- e scese dal letto, abbassandosi e tirando fuori da sotto il materazzo un piccolo bauletto di legno.

Sembrava un patchwork, con motivi floreali e colori autunnali a decorare quel cofanetto che Elisabeth maneggiava come un tesoro.

Gli chiese di girarsi dall'altro lato mentre eseguiva quelle operazioni a occhi estranei senza alcuna spiegazione logica.

Non che la situazione attuale avesse una logica particolare, in fondo.

Lui accettò con rassegnazione e si voltò, lo sguardo rivolto verso l'esterno, quel prato verde che si estendeva per qualche ettaro, intervallato, quel verde, da qualche albero senza tempo nè età, che aveva visto sorgere e crollare molte attività lì, dove adesso sorgeva la clinica.

Elisabeth attese che non la guardasse più prima di scostare appena il maglione che aveva indosso, all'altezza del colletto, rabbrividendo per il gelo delle sue dita contro il calore della propria pelle avvolta dalla lana.

Ne tirò fuori una piccola chiavetta di ottone.

La inserì con un movimento più silezioso possibile nella toppa del bauletto che aveva poggiato sul letto, sopra le sue gambe.

Ne trasse qualcosa e un secondo meditò sul contenuto della sua cassaforte segreta, analizzando tutto con uno sguardo mesto.

Rapidamente sigillò e ripose il tutto, sotto il letto, rimettendosi a posto la collana.

- Ora puoi voltarti- fece lei, sedendosi comodamente sul letto e invitandolo ad avvicinarsi.

- Allora? - quasi grugnì lui, seccato.

Lei gli allungò qualche banconota di medio taglio, al che lui la osservò stranito.

- Qui c'è un anticipo sul tuo compenso...ti ho dato di più, così puoi pagare la stanza e tutto il resto-

Erano duecento sterline, quelle che l'uomo teneva fra le mani.

Era sorpreso e il suo volto tradiva certamente quella sensazione.

 

Allora aveva davvero la possibilità di pagarlo come aveva detto...

Ma gli servivano davvero, quei soldi?

Il gioco valeva la candela?

Avrebbe potuto rifiutare il denaro ed andare via in quel momento stesso.

Dopotutto ogni persona in quel luogo sembrava disprezzarlo senza conoscerlo neanche...

Era un motivo più che sufficiente per abbandonare quella avventura assurda in cui si era imbarcato senza sapere in quale porto sarebbe sceso e quali tempeste avrebbe affrontato lungo il tragitto.

Sostenne la vista di Elisabeth e dubitò di ciò che la mente gli consigliava a viva voce da quando era ancora al molo.

 

Quella ragazzina aveva fiducia in lui...

E cos'erano un giorno o due?

L'avrebbe portata in giro, e se ne sarebbe uscito con le tasche piene.

Nessun coinvolgimento, nessuna vita da salvare, nessun rapporto da instaurare.

Sarebbe stato un accompagnatore...una guardia del corpo magari...

Si, era l'ideale.

Basta giocare coi sentimenti.

Fino a quel momento aveva sempre perso, e solo dopo aver lasciato Frankie e Lizzie, aveva compreso che il modo migliore per non rimanere scottati...era stare lontani dal fuoco.

 

- Vieni a trovarmi dopo le quattro.Ti aspetto- sussurrò la giovane, indicandogli la porta e salutandolo con la mano.

 

Fece solo un cenno col capo prima di uscire dalla sua stanza, avendo cura di riporre i soldi nella tasca prima che la dottoressa potesse vederlo.

Fu sorpreso dalla sua voce meno di un secondo dopo.

Girò la testa di novanta gradi e la vide, seria e preoccupata.

Era rimasta fuori dalla porta per tutto il tempo.