CAPITOLO 8
Era l’ultima sera di vacanza per Verònique e Raoul.
Sarebbero dovuti partire la mattina seguente, anche se l’estate non era ancora conclusa.
La madre di Raoul, Blanche de Chagny, era ritornata con qualche giorno d’anticipo dall’ultimo dei suoi viaggi, e aveva predisposto tutto affinché il loro ritorno fosse anticipato, per trascorrere un po’ di tempo con il figlio minore.
Verònique aveva raccontato tutto alla famiglia Daaè con voce asciutta,senza commentare, ciononostante perfino i bambini si rendevano conto di quanto disapprovasse il comportamento della sua datrice di lavoro.
Si era sfogata con Gustave, in un momento in cui erano soli.
“Non è accettabile un comportamento simile! Lo sapete? Non si cura mai di suo figlio, è sempre troppo occupata a viaggiare su e giù per l’Europa, o a curare qualcuna delle sue molte proprietà. Come il figlio maggiore, del resto. Raoul rimane chiuso in un collegio tutto l’anno, non lo visitano neppure alle feste comandate … l’estate è l’unico momento di libertà di cui gode quel bambino. Ed ora,per un suo stupido capriccio,Raoul dovrà rinunciare anche agli ultimi giorni di vacanza!”
Gustave,come tutti del resto, era triste per quella partenza. Ma non c’era nulla da fare, salvo arrendersi.
Per
accomiatarsi nel migliore dei modi, Madame Valerius aveva organizzato una cena
favolosa,con tutte le pietanze che i bambini amavano di più.
Avevano riso, mangiato di gusto, e dopo cena Gustave aveva suonato a lungo il
violino, mentre i bambini e le due donna ballavano e battevano il tempo, sino a
non avere più fiato.
Christine e Raoul,stremati,si erano poi addormentati sul divanetto della
veranda, e Verònique aveva deciso di non svegliarli. Era molto tardi, e all’alba
avrebbero dovuto mettersi in viaggio: le valigie erano già state caricate in
carrozza. Lei avrebbe atteso desta l’arrivo del mattino,e avrebbe poi dormito
durante il viaggio, per recuperare il sonno perduto.
Gustave, cogliendo l’occasione, le propose un’ultima passeggiata sulla spiaggia
che in quei giorni avevano percorso in lungo e in largo. Accesero due lumi e si
incamminarono nella notte.
Passeggiarono a lungo, in silenzio. Al ritorno, si sedettero sulla riva, a poca
distanza dalla casa. Madame Valerius doveva già essersi messa a letto,perché
nessuna luce filtrava dalle imposte.
Le stelle infatti avevano già quasi lasciato il posto all’aurora.
Fu Gustave a rompere quel silenzio pacifico.
“Verònique,da molti giorni desidero ormai farvi una domanda. Ma mi chiedo se sia
opportuno.”
Il cuore della ragazza prese a battere con maggior forza,e le guance le
avvamparono. Per fortuna, il buio la proteggeva,e custodiva la sua vergogna.
“Ditemi pure, Gustave. Non ho segreti per voi.”
Gustave la guardò fissamente,esitando ancora un poco. Poi parlò.
“Come
mai vestite sempre di nero? Avete perduto da poco la vostra famiglia? Lo so, è
una domanda che può suonare irrispettosa,ma.. ”
Verònique chinò il capo. Non si era attesa quella domanda. Pensava ad altro.
“Ho perduto mio padre quando avevo pochi mesi, quindi in pratica non l’ho mai
conosciuto.
Mia madre invece è ancora viva, ma i nostri rapporti si sono incrinati tempo fa, quando ho preso la decisione di danzare. Lei era contraria e da allora…ci siamo perse di vista. A farmi praticamente da madre ci ha pensato una mia compagna di danza, di poco più anziana. Lei si è presa cura di me,quando non avevo nessuno.” Si morse le labbra.
“E’con
lei che ho vissuto per anni, durante l’inverno,in un appartamento del teatro:
era rimasta vedova da poco, con una figlia piccola. Da un paio d’anni, quando ho
lasciato l’Opera, mi sono trovata un appartamento tranquillo, per conto mio.
Quindi in un certo senso sì,ho perduto la mia famiglia.”
Gustave tacque,non osando chiedere di più. Ma Verònique proseguì.
“Due anni fa, dopo una soireè, conobbi un giovane inglese, Robert Abbott. Era un
giovane di nobile famiglia,venuto in Francia per delle questioni d’affari. A
quel tempo io danzavo ancora all’Opera di Parigi, fu lì che ci conoscemmo. Un
vero colpo di fulmine. Le mie compagne,mia madre stessa si opponevano a questo
nostro amore. “E’un nobile”mi dicevano,”si approfitterà della tua innocenza e
poi ti abbandonerà senza pensarci due volte”. In teoria non potevo che dar loro
ragione, da anni venivamo costantemente messe in guardia da quel tipo d’uomo.”
Verònique chiuse gli occhi, mentre una lacrima iniziava solitaria a solcarle la guancia.
“Ma
ovviamente,non avevano mai conosciuto Robert.”
“Avevamo già fissato la data del matrimonio. Robert sarebbe tornato in
Inghilterra, avrebbe ottenuto il consenso dei suoi genitori e sarebbe ritornato
a prendermi. Io avevo lasciato il balletto dell’Opera,un po’ perché ero stanca
di sentirmi addosso la disapprovazione delle mie compagne e della mia
insegnante, e un po’ perché Robert non voleva che continuassi a lavorare. A me
dispiaceva, perché amavo moltissimo danzare.. ma ora avevo qualcosa di più
importante, nella vita. L’amore,e la felicità.. o almeno, lo speravo.”
La sua bocca prese una piega amara,nell’ultima parte del racconto.
“Lo attesi per settimane,senza avere sue notizie. Tutti pensavano che mi avesse
abbandonata definitivamente,e e mi guardavano con compassione e sufficienza, ma
io sentivo che non era possibile. Ci amavamo troppo.. Poi mi arrivò una lettera
dall’Inghilterra. Era della madre di Robert. Mi diceva soltanto che sarebbe
stata a Parigi la settimana successiva,e che voleva incontrarmi.
Mi recai a quell’appuntamento con una gran dose di nervosismo. Pensavo fosse
venuta per opporsi alle nozze, per ricordarmi che io non ero nessuno,mentre suo
figlio era un nobile. Forse, sotto la minaccia di diseredarlo,o sotto qualche
altra costrizione, era riuscita a persuaderlo ad abbandonarmi.
Ma non
mi sarei arresa tanto facilmente: avrei lottato con le unghie e con i denti, per
difendere ciò che sentivo essere mio.
Invece
il motivo era ben diverso…
Appena la vidi, nella saletta dell’albergo, pallida, esausta e vestita di
nero,compresi in un lampo ciò che era accaduto, e mi sentii svenire.
Mentre
ritornava in Francia,dopo aver faticosamente ottenuto il consenso della sua
famiglia alle nozze,la nave su cui Robert viaggiava si era inabissata in mare.
C’erano stati pochi superstiti, e lui.. lui non era fra quelli.”
Verònique fece una pausa,si asciugò il viso con le mani,e poi tornò a fissare il
mare,che in quel momento aveva lo stesso colore dei suoi occhi melanconici.
“Da
allora ho sempre vissuto quasi come una vedova, senza aver conosciuto il
matrimonio. Amici di famiglia mi hanno trovato questo posto di governante per
l’estate, e d’inverno me la cavo dando qualche lezione di danza. Il mondo mi ha
ferita,ed io ho reagito chiudendolo fuori dalla porta. Non mi sono più legata a
nessuno,e per nessuno ho provato interesse.” Tacque un attimo. “Prima di
conoscere voi,almeno.”
Gustave la guardò con infinita pena negli occhi. Non replicò.
“So che avete perduto da poco, e in modo tragico,vostra moglie.” Verònique
arrossì lievemente,nel confessarlo. “Madame mi ha raccontato tutto. Immagino lo
abbia fatto per proteggervi da me,e da ciò che sento per voi. All’inizio mi
avete colpito per la somiglianza fisica con il mio Robert..avete i suoi
occhi,sapete?”
Deglutì a fatica, per l’imbarazzo e per le lacrime. “Ma in questi giorni in cui
ho potuto conoscervi meglio, credo di essermi innamorata di voi. E non sapevo se
fosse giusto dirvelo, oppure no. Non lo so neppure ora,forse ho fatto un errore
colossale.”
Verònique si alzò in piedi, e fece qualche passo verso il mare,voltando le
spalle a Gustave.
Le onde le sfiorarono i piedi, ma lei non parve neppure accorgersene.
“Ho compreso bene che il vostro sentimento per me non è di questo tipo. E lo
capisco,credete. Avete perso la compagna della vostra vita nel modo più tragico
possibile. Ciò che vi chiedo è solo di non giocare con il mio cuore, già troppo
malconcio e debole. Ho bisogno di un amico, di qualcuno di cui fidarmi. Potete
essere voi quell’amico?” gli domandò voltandosi a guardarlo, un’espressione
angosciata ed ansiosa sul viso.
Gustave si alzò a sua volta, e le si avvicinò.
“Voi siete stata onesta,lo devo essere anch’io. Non conoscevo nulla del vostro
passato sino a questa notte,ma nei vostri occhi ho riconosciuto sin dal primo
sguardo la malinconia, il vuoto che avevo imparato a riconoscere negli occhi di
Isabelle, mia moglie.” Abbassò gli occhi,lievemente imbarazzato.
“Offrendovi la mia amicizia,ho pensato di alleviare un poco la vostra solitudine. Non credevo di mettere in moto…tutto questo. L’ultima cosa al mondo che vorrei è farvi soffrire, perché sebbene la nostra conoscenza si è alquanto recente, io mi sono affezionato molto a voi.. come Christine,come Madame”aggiunse in fretta.
“Non è
possibile conoscervi e non amarvi,Verònique. Ma non posso farvi promesse che non
sarei in grado di mantenere. E in questo momento non potrei amare davvero
nessuna donna al mondo. Perciò,se la nostra amicizia potrà continuare dopo le
confessioni di questa notte, avrete in me l’amico più sincero che possiate
desiderare.. ma null’altro. Non in questo momento.”
Verònique sorrise stancamente,e fissando il suo sguardo in quello di lui gli
tese la propria mano.
Gustave la strinse,senza una parola.
Si incamminarono silenziosamente verso casa, affidando alla sabbia,alle onde del
mare e a qualche sperduto gabbiano tutti i segreti che quella notte avevano
avuto modo di confessare.
Non era cambiato nulla,dopo quella notte. Non materialmente
Ma il loro cuore,stranamente, aveva preso a soffrire meno…