CAPITOLO 10

 

Gustave si sentiva stranamente nervoso, durante quel viaggio verso casa.

Era stanco morto per gli ultimi giorni di tournee, particolarmente pesanti.. ma non era quello ad affliggerlo.

Una preoccupazione più subdola minava la sua tranquillità.


Era rimasto ore a fissare il paesaggio innevato fuori dal finestrino del treno, chiedendosi cosa gli avrebbero riservato quei pochi giorni di vacanza con la famiglia. Non sapeva cosa aspettarsi…

Era ansioso di rivedere Christine,che gli era mancata immensamente, in quei pochi mesi.

Ormai si sentiva ancora più legato che in passato,alla figlia, forse perché sapeva di essere l’unica persona che le era rimasta al mondo.

Riceveva settimanalmente una lettera da casa: una piacevole consuetudine che rallegrava le sue solitarie e cupe serate. L’aggraziata e sottile grafia di madame Valerius lo informava di ogni novità casalinga, del rendimento scolastico di Christine, della sua bravura al pianoforte e nelle esercitazioni di canto, del tenero affetto della bambina per un gattino smarrito che girovagava nella strada vicino casa loro, dell’acquaio che continuava a sgocciolare creando loro un mare di problemi con l’inquilino del piano inferiore..

Insomma, un resoconto accurato della vita di ogni giorno, ravvivata da qualche disegno affettuoso della piccola e da qualche riga vergata di sua mano, in cui gli diceva quanto gli mancasse,e gli domandava immancabilmente quando avrebbe fatto ritorno a casa.

Ma,in mezzo a queste piccole e dolci banalità quotidiane, non mancava mai qualche frase di Madame Valerius capace di stupirlo,e di turbarlo. Qualche frase che sembrava essere opportunamente inserita allo scopo di farlo riflettere su qualcosa..

“La scorsa settimana, ho assistito ad una delle lezioni di danza che Verònique Millard sta impartendo a Christine. La nostra piccola ha fatto enormi progressi,certo grazie alle amorevoli cure della sua giovane insegnante. Dovremmo essere molto,molto grati a Verònique per ciò che sta facendo: Christine le è davvero affezionata,e da parte mia non posso che essere felice per questa inaspettata serenità.”


“Mademoiselle Millard ci è stata davvero di grande aiuto,ieri. Grazie a lei siamo riuscite a procurarci un pianoforte nuovo ad un ottimo prezzo. Quello vecchio era completamente scordato e mezzo mangiato dai tarli. Non avremmo potuto permettercene uno nuovo,ma Verònique ci ha presentato un vecchio artigiano che cura la manutenzione degli strumenti dell’Opera Populaire. In pratica, ci ha procurato un ottimo strumento ad un prezzo quasi irrisorio. Una vera fortuna,ed ovviamente una squisita cortesia della nostra buona amica.”


 

“Ieri è stato il compleanno di Christine. Era molto triste per la tua assenza,e non avrei saputo davvero come fare per risollevarla dal suo stato di apatia. Neppure gli spartiti che le hai mandato le hanno risollevato il morale. Ieri sera,verso l’ora di cena, è arrivata del tutto inaspettatamente mademoiselle Millard:nonostante una giornata di lavoro piuttosto piena,era riuscita a trovare il tempo di cucinare una stupenda torta di compleanno e di cucire dei nuovi vestiti per la bambola di Christine. Insomma,ha praticamente salvato una situazione ingovernabile. Che cara ragazza. Lei e Christine si sono affezionate così tanto l’una all’altra…come se si conoscessero da sempre.”


Come leggere quelle frasi, in apparenza tanto innocue, senza rifletterci su? Senza domandarsi per quale motivo madame le avesse scritte?
Gustave non possedeva risposte a questo proposito,purtroppo.

In quei mesi di assenza si era più volte scoperto a ricordare quei pochi giorni passati in Normandia in compagnia di mademoiselle Millard…di Verò,come la chiamavano i bambini. Non erano state che due settimane.. ma gli pareva di rammentare ogni istante, ogni parola, ogni scoppio di risa.

Si scopriva a rimpiangere i suoi occhi quieti,la sua conversazione intelligente,il suo sorriso timido ed insicuro. La sua dolcezza con i bambini, la sua gentilezza con gli sconosciuti. Non era affatto sicuro che questo significasse solo l’esistenza di una tenera amicizia..


Gustave abbandonò la testa contro il finestrino. Doveva soffocare quegli strani,inaspettati pensieri, oppure doveva abbandonarvisi?

Non era mai stato innamorato,prima di conoscere Isabelle. Solo qualche innocua cotta adolescenziale.

 

E sin dal primo momento in cui l’aveva vista,aveva capito che sarebbe stata la donna della sua vita,sua moglie,la madre dei suoi figli,la donna accanto alla quale vivere,invecchiare,morire. Non aveva mai neppure visto le altre donne..

 

Quale beffa  ci ha giocato il destino..

Né durante la malattia di Isabelle,né dopo la sua morte aveva mai pensato di poter amare di nuovo.

Di correre di nuovo il rischio di soffrire,e al tempo stesso ritrovare il gusto di vivere.

E poi, Verònique aveva sofferto quanto lui. Come essere certi di non ferirla di nuovo, di non spezzarle il cuore per l’ennesima volta? No, non poteva permettersi di farle del male.
Avrebbe soffocato ogni sentimento,e avrebbe pensato soltanto al bene della ragazza, a dispetto di sé stesso e di ciò che avrebbe potuto provare

E poi,erano passati dei mesi.

Forse,superato finalmente il lutto, Verònique si era innamorata di qualcun altro. Di un uomo più giovane, scapolo, più ricco…più adatto a lei, insomma.
Gustave si augurò in cuor suo che fosse davvero così.

 

 

 

 

Madame Valerius non fece letteralmente in tempo ad aprire la porta di casa.
Fu inghiottita da una specie di tornado: Christine quasi la travolse nel tentativo di buttarsi immediatamente nell’abbraccio del suo papà.

Gustave la sollevò in aria, rimirandola e sorridendo. Dio,quanto le era mancata!
“Come sei diventata grande Christine…se stavo in viaggio ancora qualche mese” scherzò riposandola a terra “tornando non ti avrei riconosciuta e mi sarei innamorato di te…”

Christine per tutta risposta gli fece una buffa ed affettata riverenza…concludendo poi con un’encomiabile linguaccia,prima di aggrapparsi nuovamente alle sue braccia, tirandolo di peso dentro casa,e subissandolo di parole.

Madame Valerius richiuse la porta,con un sospiro pesante.
In quei giorni aveva pensato spesso a cosa sarebbe accaduto durante le feste natalizie,ma in un certo senso erano state tutte speculazioni teoriche.
Di lì a poco tempo si sarebbero trasformate ineluttabilmente in verità.

 


Il giorno seguente era la Vigilia di Natale.

Madame Valerius era uscita per fare la spesa,pensando di lasciare soli per un po’ padre e figlia.

Gustave stava sprofondato in poltrona, fingendo di leggere un vecchio libro trovato sul tavolino del salotto,ma in realtà non si perdeva una nota degli esercizi che Christine andava eseguendo al pianoforte.

Mostrava di essere terribilmente a suo agio con la tastiera..possedeva lo stesso talento di sua madre.

Christine,una volta ultimate le esercitazioni, chiese al padre il permesso di andare a trovare Verò,per portarle il suo regalo e per invitarla alla Messa del giorno seguente,nonché al pranzo che vi avrebbe fatto seguito.

Gustave si sentì a disagio a quella domanda,ma non ebbe cuore di inventare qualche scusa e di sciupare la gioia della sua bambina. Così,prese il mantello dal gancio del corridoio e fece per indossarlo,ma Christine lo fermò immediatamente,con un sorriso supplichevole.

Dopotutto,mademoiselle Millard abitava a poca distanza,e spesso lei andava a casa sua per le lezioni di danza senza che madame Valerius la accompagnasse.
Dunque, non poteva,anche stavolta…?

Gustave le sorrise,riaccomodando l’indumento.
Decisamente,la sua piccola aveva voglia di crescere in fretta. Ma non trovò alcuna obiezione da fare,e le diede il permesso.

Mentre Christine usciva frettolosamente di casa, ben avvolta in un pesante cappotto e con la sciarpa rossa ben stretta attorno alla esile gola, Gustave tornò in poltrona.

Forse fu il delizioso tepore del caminetto acceso, per il cadere monotono della neve fuori dalla finestra, forse solo per quello strano senso di stanchezza che lo attanagliava ormai da qualche settimana…
Gustave si addormentò come un sasso.